giovedì 14 luglio 2016

Starship Troopers

Starship Troopers
di: Robert A. Heinlein

Formato: copertina flessibile
Pagine: 342 pagine
Editore: Mondadori (19 febbraio 2008)
ISBN-13: 978-8804556152
Data di acquisto: 10 luglio 2016
Letto dall'11 al 14 luglio 2016

Sinossi: Juan Rico vive in un futuro non troppo lontano, in cui il mondo è stato pacificato e, dopo una devastante guerra mondiale, si è instaurato un governo aristocratico che vede la Terra far parte di una Federazione di pianeti. Figlio di un ricco industriale, il giovane Rico sceglie di non lavorare nell'azienda paterna, ma di arruolarsi volontario nella fanteria dello spazio. Dopo un periodo di addestramento, Juan viene inviato al fronte; qui dovrà affrontare i nemici alieni impegnati in un conflitto senza tregua contro la specie umana; ma le battaglie che dovrà combattere saranno più psicologiche che militari, e lo trasformeranno alla fine, da frivolo diciottenne, in un vero uomo.

La mia recensione: Ho deciso di leggere questo romanzo dopo la visione dell'omonimo film (datato 1997) che mi aveva piacevolmente colpito perché... non era niente di eccezionale! Purtroppo non posso dire la stessa cosa del libro (che non ha niente in comune con il film tranne il titolo ed il nome del protagonista).
La storia raccontata nel romanzo (scritto da Robert A. Heinlein nel 1959) si svolge in un lontano futuro in cui la Terra, dopo una devastante Guerra Mondiale, è interamente gestita da una specie di tribunale di stampo nazista. Paradossalmente, però, a tutti i cittadini è data piena libertà su tutto quanto, ma non sul diritto di voto che è appannaggio solo dei militari e di chi, tra i civili, ha svolto il biennio del servizio di leva (non obbligatoria). Juan Rico, il protagonista del romanzo (che è tutto scritto in prima persona, come se fosse il suo diario personale), il giorno del suo diciottesimo compleanno decide di arruolarsi... nella convinzione che, non essendoci più alcun tipo di guerra, i due anni di leva saranno solo una tranquilla passeggiata suggellati, al termine, dall'acquisizione del diritto di voto. Purtroppo per lui, le cose andranno diversamente... Quasi subito, infatti, la Federazione (che comprende la Terra ed altri pianeti colonizzati dal genere umano) entra in guerra contro gli aracnoidi, una specie di ragni extraterrestri molto evoluti. Senza portarla per le lunghe, in tutto il libro si assiste all'addestramento di Juan Rico, alle sue prime missioni in territorio nemico e alla sue decisione di intraprendere la carriera militare! Contemporaneamente, assistiamo anche alla sua trasformazione da giovane viziato (il padre, pur non avendo il diritto di voto, è un ricco uomo d'affari) a Uomo con la U maiuscola, dotato di sani principi morali e che ha a cuore il corretto funzionamento della macchina militare e l'incolumità dei suoi sottoposti, mano a mano che egli stesso sale i gradini della gerarchia militare.
Il libro, però, è rovinato dalla presenza della troppa retorica e dei tanti temi filosofici, più o meno condivisibili. Per di più... che palle (scusate la mia esternazione) quelle tante pagine in cui vengono descritte le astronavi, le tute dei militari e le loro futuristiche armi... sin nei minimi dettagli!
Voto: 3 su 5

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Le parti che ho evidenziato:
- La violenza e la forza bruta nella storia hanno risolto più situazioni di qualsiasi altro elemento, e chiunque pensa il contrario è un illuso. Le specie intelligenti che hanno dimenticato questa verità fondamentale hanno regolarmente pagato l'errore con la vita e la libertà.
- Esistono circostanze in cui colpire una città nemica con una bomba H sarebbe altrettanto pazzesco che decapitare un bambino che ha disubbidito. La guerra non è violenza fine a se stessa, è violenza controllata, tesa a uno scopo ben preciso. E uno degli scopi di una guerra è quello di sostenere con la forza la decisione del nostro governo. L'obiettivo non è mai quello di uccidere il nemico giusto per ucciderlo, ma di fargli fare quello che si vuole che faccia. Non uccidere ma esercitare una violenza controllata e mirata. La decisione sull'obiettivo da raggiungere, però, non spetta né a voi né a me. Non spetta mai al soldato decidere quando, dove, come o perché combattere. Spetta agli uomini politici e ai generali. Gli uomini politici decidono perché e fino a che punto. I generali ne prendono atto e ci dicono dove, quando e come. Noi forniamo la violenza. Altri, più anziani e saggi, almeno così dovrebbe essere, pensano a incanalarla e controllarla.
- Ciò che otteniamo facilmente, lo stimiamo poco... Sarebbe davvero strano se un bene prezioso come la libertà non costasse caro prezzo.
- Ovviamente, dobbiamo setacciare molta sabbia e molti sassi prima di trovare una pepita d'oro, ma anche poche pepite sono una ricompensa eccezionale.
- Il destino più nobile che può toccare a un uomo è quello di mettere il proprio corpo mortale tra la sua adorata casa e la desolazione di una guerra.
- Una vecchia canzone afferma che "le cose migliori non costano niente". Non è vero. È falso, spudoratamente falso! E fu questo il tragico errore che portò alla decadenza e al crollo le democrazie del Ventesimo secolo. Quei nobili esperimenti fallirono perché il popolo era stato indotto a credere che bastava votare per ottenere ciò che si voleva... e ottenerlo senza fatica, senza sudore, senza lacrime. Nessuna cosa di valore è gratuita. Perfino il respiro della vita procede attraverso lo sforzo e il dolore.
- Le cose migliori non si possono acquistare con il denaro, il che è vero, proprio come è falso il significato letterale di quelle parole. Le cose più belle della vita sono al di là del denaro. Il loro prezzo è agonia, sudore, devozione. E il prezzo richiesto per la più preziosa di tutte le cose della vita è la vita stessa, costo ultimo per un valore assoluto.
- L'uomo non ha istinto morale. Perlomeno, non è innato. Tu non lo possedevi quando sei nato, io nemmeno. Un cucciolo non ce l'ha. Noi acquisiamo il senso morale, quando l'acquisiamo, attraverso l'esercizio, l'esperienza e il lavoro della mente.
- Il problema con le "lezioni della storia" è che di solito le comprendiamo dopo averci sbattuto la faccia contro.
- In ogni tempo gli uomini si sono sforzati di dare il voto a quanti fossero in grado di usarlo con saggezza, per il bene di tutti. Un primo tentativo fu la monarchia assoluta, difesa appassionatamente come "diritto divino del re". Talvolta si ebbero tentativi per scegliere un monarca saggio, invece di rimettersi completamente a Dio.
- Attribuire a qualcuno la responsabilità di qualcosa che non controlla equivale a comportarsi con cieca idiozia. Le democrazie erano instabili perché i loro cittadini non erano responsabili per il modo in cui esercitavano la loro autorità sovrana, tranne che sul piano della storia.
- Tutte le regole morali hanno come matrice l'istinto di conservazione. Il comportamento morale può essere manifestato solo da chi si eleva al di sopra del livello dell'individuo, come un padre che muore per salvare il figlio. Ma poiché l'espansione demografica nasce anche dalla necessità di sopravvivere, la guerra conseguente alla crescita della popolazione è un portato del medesimo istinto congenito che dà vita a tutte le regole morali adatte agli esseri umani.
- E' radicata nella specie l'idea che se un umano ha bisogno di soccorso, gli altri non devono tenere conto del prezzo che questo comporta.

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