giovedì 10 novembre 2016

Glenn Cooper: "Grazie ai libri sono re d'Italia"

Vi riporto un articolo (pubblicato ieri su Repubblica) su Il segno della croce, l'ultima fatica letteraria di Glenn Cooper.

Glenn Cooper: "Grazie ai libri sono re d'Italia"

Tra volumi sotterranei con i nomi e le date di morte di tutta l'umanità, chiodi della passione di Cristo che trasmettono santità a chi li tocca, stigmate di Padre Pio e non solo, porte delle tenebre, complotti per far saltare il Vaticano o nazifascisti che cercano reliquie sacre, c'è uno scrittore nato e cresciuto in America che ha in Italia il suo zoccolo duro di lettori. Due milioni e mezzo di copie per le due trilogie più importanti. Un caso unico. Seguono a gran distanza Spagna, Francia, Inghilterra, e altri 25 paesi in cui è stato tradotto. Ultimi in classifica, gli Stati Uniti. Bella stranezza. Dan Brown, il suo precursore, negli States vende all'impazzata. Anche lui, Glenn Cooper, classe 1953, scrive fantathriller (ma a lui questa definizione non piace), soggetti dark, dove ci si muove in mezzo ad archeologia, storia, scienza e invenzioni ardite, con tanto di aldilà, predestinazione, inviati di Dio e forse del Diavolo, cospiratori, servizi segreti, eroi che salvano il mondo comunque sempre a due passi dall'apocalisse. Eppure ha alle spalle una vita poco artistica e molto scientifica. Prima, nel 1974, si è laureato in archeologia a Harvard, poi, nel 1978, in medicina: dopo aver fatto il dottore passò alle biotecnologie per lo sviluppo di nuovi antibiotici. La scrittura? Iniziò a frequentarla negli anni Novanta, prima con alcune sceneggiature e poi, solo nel 2009, col suo exploit di maggior successo La biblioteca dei morti, un manoscritto presentato a 66 agenti letterari prima che il 67esimo decidesse la sua pubblicazione.
Il background di Cooper fa sì che i congegni dei suoi romanzi si muovano, nonostante i mille piani sfalsati che usa, come un orologio e che i quadri storici a cui si riferiscono siano minuziosamente precisi. In questo nuovo romanzo, ad esempio, Il segno della croce, edito da Nord, è esatto il modo in cui la madre dell'imperatore Costantino cercò le reliquie della passione di Cristo, più che puntuale la vita di Padre Pio, così come le infinite ricerche che i nazisti fecero del Sacro Graal e non solo guidati dal più esoterico di tutti loro, Himmler, e soprattutto dal suo incaricato Otto Rahn, un personaggio più che curioso e finito male. Esatto anche il modo in cui i tedeschi, una volta entrati a Vienna nel 1938, sequestrarono subito la lancia di Longino, quella che avrebbe trafitto il costato di Cristo. Ma come capite, il terreno è scivoloso, e tra questi dati storici si muovono mille onde cariche di fantasia e scienza, uno storico delle religioni americano, Cal Donovan, chiamato dal Vaticano a indagare su un nuovo prete con le stigmate, un tesoro di Hitler nascosto nell'Antartide, neonazisti molto ben organizzati e disposti a tutto che sognano un IV Reich risorto sulle sacre reliquie, sequestri di persone, un Papa molto simile all'attuale Francesco, una cripta misteriosa, un medico fedifrago della Santa Sede.
- Mr Cooper, perché questo filone di fantastoria esoterica inaugurata da Dan Brown ha un appeal così forte? Quali corde tocca nei lettori? Piace, attrae il richiamo al passato che modifica il presente, mostrandosi come il prologo a ciò che siamo. Ma non lo chiamerei fantasy. Fantasy è Dungeon & Dragons. Questo è un thriller basato su aspetti della religione, ha a che fare con la fede.
- Definirebbe la resurrezione di Cristo una fantasia? Parlerei di mistica piuttosto, qualcosa alla base della cristianità
- Non vuole mai dire se lei crede o no. Ma scrive di stigmate, di Padre Pio: insomma ci autorizza a pensare che lei sia un fedele... No, non lo dico. Non c'è nessuna agenda nei miei libri. Indago, interpreto. Prendiamo il personaggio di Padre Pio, un tema delicato, un uomo che la Chiesa dichiarò un fanatico e Giovanni XXIII un imbroglione, e che fu riabilitato e santificato solo da Wojtyla. Mi piace mettere le mani tra argomenti controversi.
- In questi romanzi di genere, anche nei suoi, le cospirazioni sono centrali. Non crede che nutrano le menti dei complottisti, di chi pensa che l'11 settembre sia stato organizzato dalla Cia? La mia è fiction. Non ha niente a che fare con la realtà. Potrebbe influenzare solo degli psicopatici. Ma sono d'accordo con lei: il complottismo è pericoloso, non bisogna giocarci troppo.
- Anche l'uso dell'esoterismo nazista è diffusissimo nello story/fanta/thriller, da Indiana Jones in poi. Come giudica il fatto che seduca così tanto, che il mondo sia attratto dalle tenebre? Ogni cospirazione ha bisogno di un propellente, e il nazismo è davvero sovrautilizzato come congegno della narrazione. Per me, questa è la prima volta: il fatto è che mi sono imbattuto in Otto Rahn, un personaggio storico, un SS specializzato nella ricerca del Santo Graal, e non ho resistito.
- In Italia lei è un bestseller assoluto. Se ne è stupito all'inizio? Vendo più in Europa che in America, e l'Italia è il mio primo mercato. Perché? Perché gli italiani hanno una storia e una cultura alle spalle.
- I lettori italiani le scrivono? Moltissimo. Soprattutto giovani, con messaggi su Facebook che parlano di apprezzamento, delle emozioni provate, mi fanno domande, parole calde.
- Con la vicenda di Padre Pio come è venuto in contatto? Ne sapevo qualcosa, poi due anni fa ero a un pranzo in Italia e incontrai l'arcivescovo di Lecce. Mi raccontò che quando era un giovane prete prestava servizio a San Giovanni Rotondo e si occupò di Padre Pio alla sua morte. Fu allora che vide scomparire le stigmate. La cosa mi impressionò e decisi di scrivere un libro che avesse a che fare con lui e le stigmate. Ho studiato, ho scritto e ho creato Cal Donovan, lo storico delle religioni: sarà il protagonista dei miei prossimi libri.
- Ma lei non penserà che proprio tutti gli italiani credano ai miracoli di Padre Pio. Per molti qui è quasi un'icona pop, una cartolina. Ma il suo culto richiama ancora milioni su milioni di pellegrini. So anche che l'Italia è meno religiosa di un tempo. Per Il Marchio del Diavolo volevo che l'eroina fosse una monaca italiana, cercai e ricercai. Impossibile: le giovani suore oggi in Italia sono quasi tutte africane.

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