lunedì 3 luglio 2017

Paolo Villaggio: piccola selezione delle sue opere letterarie


Oggi, a quasi 85 anni, è morto l'attore Paolo Villaggio. Tutti lo ricordiamo nei panni dell'imbranato ragioniere Ugo Fantozzi (chi non ha mai recitato una sua battuta?), del timidissimo ragionier Giandomenico Fracchia e del professor Otto von Kranz. Ma, nel suo vasto reperto di artista poliedrico (ha fatto moltissima radio, recitato in teatro, sceneggiatore, regista, autore di canzoni, ecc.), l'attore genovese è stato anche uno scrittore di notevole spessore. Perciò, per celebrarlo degnamente nel giorno della sua morte, eccovi una selezione dei suoi libri di maggior successo:

- Vita, morte e miracoli di un pezzo di merda (Mondadori, 2002): "Sono le tre del mattino nella mia casa bianca sul mare, alle Bocche di Bonifacio, in Corsica. E' una magnifica notte senza luna." Inizia così il libro in cui Paolo Villaggio ripercorre la sua vita, i suoi successi televisivi e cinematografici: dai tempi in cui era animatore sulle navi della Costa Crociere, con compagni di viaggio come Fabrizio De André, il poeta alla chitarra, e Silvio Berlusconi, il pianista, fino alla creazione di Fantozzi, ai libri tradotti in Francia, Sudamerica e Russia, ai film di successo, alle collaborazioni con Fellini, Monicelli, Olmi e Lina Wertmüller.
- Storia della libertà di pensiero (Feltrinelli, 2008): Non è un saggio. Non è un libro di filosofia. Non è solo uno squassante romanzo comico... E' queste tre cose insieme, è un excursus in due millenni di storia. Paolo Villaggio amalgama brillantemente verve comica, graffiante irriverenza e grottesca determinazione per dar vita a un match senza esclusione di colpi tra storia e ironia, filosofia e comicità. Paolo Villaggio si diverte a ricostruire biografie (anche molto immaginarie), fatti esemplari, frasi famose, e tutto ciò che i libri di scuola non ci hanno raccontato.
- Storie di donne straordinarie (Mondadori, 2009): Certe cose la Storia non le racconta. Villaggio invece sì. Tanto per cominciare, la faccenda di Eva, Adamo, la mela eccetera eccetera è andata in maniera un po' diversa da come la sappiamo. Poi, tanto per fare alcuni nomi, Mosè, San Francesco, Dante, tramandati a noialtri come "grandi", erano tutti dei grossi debosciati, spesso mediocri, tendenti al cretino, però assistiti, imbeccati e imboccati dalle donne che avevano accanto. E ci sarebbe una mano e una mente di donna dietro i Dieci Comandamenti, la "Divina Commedia", il "Cantico delle creature", la Nona di Beethoven... Non è detto che sia tutto vero, però fa piacere credere a questa controstoria, a questo riscatto sommesso della metà del cielo rimasta troppo spesso in ombra. Fa piacere anche perché si ride e non poco, trascinati nell'immaginario eccessivo e villaggesco di queste pagine. E fa piacere infine ritrovarsi a scoprire, ad esempio nelle storie di Maria o di Eva Braun, sotto la rudezza, il cinismo, la spietatezza di Villaggio, una vena sorprendente di grandissima dolcezza.
- Mi dichi. Prontuario comico della lingua italiana (Mondadori, 2011): Secondo voi "kibbutz" è un'espressione usata dalle contadine di Alberobello quando sentono bussare alla porta del trullo? "Venerea" si dice di donna bellissima e diafana? "Prostata" di persona sdraiata a terra, a faccia in giù, in atto di adorazione? "Kandinsky" è un dolce nazionale ungherese? E, passando al latino, Memento mori significa "il mio mento sembra quello di un negro"? Brevi manu "tenere le mani all'altezza delle ascelle"? Deus ex machina "perdio, che macchina!"? Allora avete bisogno di questo libro, un saggio tanto divertente quanto impietoso, scritto da una delle più grandi voci umoristiche della nostra storia. Villaggio ci fa ridere e riflettere sull'italiano scritto e quello parlato, la neolingua degli SMS e dei computer, i congiuntivi degli accademici e il linguaggio degli intellettuali di sinistra. Così l'inventore di Fantozzi torna a fustigare, esaltare, fotografare l'italiano medio. Inteso, stavolta, come lingua.
- Fantozzi, rag. Ugo. La tragica e definitiva trilogia, con un saggio di semiotica fantozziana (Rizzoli, 2013): Ugo Fantozzi è a tutti gli effetti parte dell'identità e della cultura italiane, vera fucina di neologismi e tormentoni che da oltre quarant'anni sono entrati di diritto nel lessico quotidiano. Questo volume riunisce i tre romanzi che narrano l'epopea dell'impiegato per eccellenza, un po' sfigato e un po' eroe popolare. Introduce l'opera un saggio di Stefano Bartezzaghi sulla "semiotica fantozziana".
- Lei non sa chi eravamo noi (Mondadori, 2014): "Era sempre così: che a un certo punto Paolo mi chiamava. Ovunque fossi, quando l'estate s'avvicinava, mi arrivava la sua telefonata, e c'era spesso da divertirsi. Mai una volta che fossi riuscito a prevedere quello che mi stava per proporre, neanche lontanamente, e questo era il bello di quel grande fantasista della vita che è Villaggio. C'era da divertirsi, sì, e anche un minimo di cui preoccuparsi. Ma quello che è successo nell'estate del 1982 supera ogni immaginazione e, ora che faccio mente locale su quel periodo, mi sembra quasi irreale che sia andata davvero così". Sembra di leggere una storia fantozziana doc, con Paolo Villaggio nella parte del megadirettore galattico del tempo libero e Adriano Panatta in quella del grigio impiegato obbligato ad assecondarne le iniziative più assurde. La differenza, in questo spumeggiante libro, è che è tutto vero, incredibile e molto divertente. E' il racconto di un'amicizia profonda e sopra le righe fra due formidabili protagonisti degli anni Ottanta: il più grande tennista italiano di sempre e il più geniale artista comico di quel decennio. Da questo sodalizio tra fuoriclasse sono scaturite vacanze e imprese mirabolanti, viaggi improvvisi e improvvisati, pieni di incontri fortuiti con bizzarri sconosciuti, benevole truffe fatte e subite, sceneggiate teatrali per uscire da un'impasse, momenti di reale imbarazzo e di nessuna pietà, abbuffate di cibo e bevute da denuncia, con qualche sbadata volée sui campi da tennis...

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