venerdì 3 maggio 2019

Recensione della penna stilografica Pilot Capless Vanishing Point


La Pilot Capless, detta anche Vanishing Point, oltre ad essere una stilografica molto bella esteticamente, ha anche la particolarità di essere "a scatto" e con il pennino retrattile, come una qualsiasi penna biro. Questa sua caratteristica evita, ogni volta che si deve scrivere (ma anche per apporre una semplice firma), di dover togliere (o avvitare/svitare) il cappuccio utilizzando entrambe la mani. E pensiamo subito, tanto per fare un esempio "quotidiano", a quando siamo impegnati in una conversazione al telefono: se dobbiamo prendere appunti al volo, ci servono entrambe le mani soltanto per togliere il cappuccio della nostra stilografica.


Ottimo il prezzo, che è sì altino ma non in maniera eccessiva: in Italia questa penna costa intorno ai 180 euro, in Giappone giusto giusto la metà (73 euro più 10 di spedizione).
Di questa penna esistono moltissime versioni che si differenziano per il materiale con cui è realizzata, per il colore e per le combinazioni tra le parti metalliche e quelle in plastica. La penna che ho comprato io appartiene alla serie Metallic, perciò è tutta in alluminio (ma è leggerissima) con una tonalità Dark Blue (blu scuro) che, quando è colpita dalla luce diretta, tende quasi a virare verso una sorta di blu zaffiro. Tutte le finiture (clip, apertura del pennino, pulsante di scatto ed anelli) sono in acciaio. Esiste anche una versione con il meccanismo di apertura a rotazione e non a scatto... ma non ha trovato il mio plauso perché per azionare la penna, in ogni caso, servono entrambe la mani, di fatto azzerando la praticità per cui è stata ideata la Capless.


Queste le dimensioni della penna: 14 cm di lunghezza e 1,5 cm di diametro. Il peso è di 35 grammi (compreso il converter pieno di inchiostro). Piccola curiosità: il mese scorso ho visto il modello chiamato Pilot Capless Decimo , una versione più sottile della Capless e con un peso di soli 20 grammi.


Molto accattivante la confezione di vendita (sembra quasi lo scatolino di un costoso bracciale): all'esterno è tutta nera e al suo interno, rivestito con un tessuto che sembra seta, troviamo la penna, una cartuccia, un converter, una piccolo manualetto su come inchiostrare ed usare la penna ed un copri-cartuccia in metallo. Quest'ultimo serve, una volta inserito sulla cartuccia (ma non sul converter) per proteggerlo dalla pressione del pulsante di apertura. Tuttavia, e chi mi segue lo sa già, personalmente preferisco usare il converter perché mi permette di usare gli inchiostri in boccetta/calamaio anche di altre marche... e non a caso, da quasi un mese, sto usando il bellissimo Lamy Crystal Azurite.


La livrea della Pilot Capless è abbastanza "grassottella": può piacere o meno, ma va detto che tutta questo "spessore" è dato, e non poteva essere altrimenti, dalla presenza all'interno della stilografica del meccanismo di scatto e dal gruppo pennino-cartuccia. Altra sua  particolarità, che ancora una volta può non piacere a tutti, è costituita dalla clip che è posta all'incontrario, ossia vicino al "foro" da cui esce il pennino e non, come ci si aspetterebbe, vicino al pulsante di scatto: questo escamotage permette, una volta che la penna è posta nel taschino, che il pennino sia rivolto verso l'alto. Il rovescio della medaglia però è dato dal fatto che, mentre si scrive, le dita che impugnano la penna "afferrano" anche la clip. Ecco, per far capire meglio quello che ho appena detto, una foto:


Un piccolo neo che ho riscontrato è stata la dicitura "Pilot Japan" stampata in piccolo nella parte posteriore del corpo della penna: è talmente minuscola che passa quasi inosservata.
Il piccolissimo e sottilissimo pennino, di misura F (Fine), è in oro giallo 18 K ed ha un minuscolo foro di sfiato. Essendo attaccato direttamente al gruppo "pennino-converter", a prima vista sembra di avere tra le mani il refill di una comunissima biro. Si estrae svitando la stilografica e per inchiostrarlo si può usare o la classiche cartucce proprietarie (le Pilot IC-50, e in confezione ne troviamo già una di colore nero) o un convertitore proprietario (il Pilot CON-40) con cui è possibile utilizzare gli inchiostri in boccetta/calamaio. Bisogna dire, però, che questo converter non è proprio un campione di capacità: riesce a contenere appena appena 2 ml di inchiostro. Dopo aver inserito la cartuccia (o, nel mio caso, il converter) ed il copri-cartuccia, il gruppo va inserito nella penna stando bene attenti a "centrare" la piccola scanalatura della molla dello scatto. Solo a questo punto è possibile avvitare il resto della penna, ossia la parte superiore che contiene il pulsante dello scatto. Quando si preme quest'ultimo (che, come potete vedere in queste foto, ha una lunghezza non indifferente) si ha la fuoriuscita del pennino dall'interno della penna; viceversa, in condizioni "di riposo", lo stesso è protetto (contro gli urti, le cadute accidentali e per evitare che l'inchiostro secchi) da una sorta di minuscola "saracinesca".
Sto usando la Pilot Capless da quasi una settimana e sono molto soddisfatto: nonostante la misura F del pennino ho sempre riscontrato un flusso abbondante ma non eccessivo e mai una falsa partenza o un "salto" nel rilascio dell'inchiostro.


Ecco, infine, la mia prova di scrittura: su carta Pigna, utilizzando proprio la stilografica Pilot Capless e l'inchiostro Lamy Crystal Azurite, ho scritto l'incipit del Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien:


Chiudo qui la mia recensione con il voto ed il giudizio:
- voto: 10
- giudizio: una penna robusta (ma non pesantissima) e pratica, da avere assolutamente per chi, durante le ore lavorative, ha almeno una mano impegnata. o, comunque, desidera un prodotto più che affidabile.


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