sabato 30 novembre 2019

[Recensione] La stagione della caccia

La stagione della caccia
di: Andrea Camilleri

Formato: copertina flessibile
Pagine: 154
Editore: Sellerio (10 marzo 1994)
ISBN-13: 978-8838910180
Data di acquisto: 22 novembre 2019
Letto dal 27 al 30 novembre 2019

----- Sinossi -----
In un libretto su una strage di stato a ridosso della rivoluzione siciliana del 1848, pubblicato qualche anno fa (monografia storica, ma scritta con la grazia e l'umorismo del narratore), Camilleri ripeteva un'idea a lui evidentemente molto cara. Che i siciliani sono "tragediatori", sono paghi cioè soltanto quando possono finalmente fondere insieme la vita e la scena, recitare, appunto sulla scena della vita, ciò che succede loro veramente tornando in illusione a comandare sulla sorte e mutandola in sogno. Di questo teatro della vita Camilleri mostra di amare soprattutto il lato di commedia; e commedia - racconto della commedia che un paese siciliano di fine Ottocento inscena vivendo una catena di morti e un amore cocciuto - è La stagione della caccia. Ma non commedia dell'arte, farsa di macchiette; al contrario, genere alto, in cui ciascuna delle parti in gioco è un personaggio scolpito - con un brio che dà tenace divertimento - nell'atto in cui svolge il suo gioco delle parti. Camilleri spiega di aver tratto l'idea del romanzo (che avrebbe potuto essere piegato linearmente a intrigo giallo, e lo è invece a sorpresa, tortuosamente) da una battuta registrata nella famosa Inchiesta sulle condizioni della Sicilia del 1876. All'interrogante, che chiedeva se si fossero verificati fatti di sangue in un paesino, veniva risposto: "No. Fatta eccezione del farmacista che per amore ha ammazzato sette persone". Come a dire: non è successo nient'altro che un sogno. Il sogno che questo libro viene a raccontare.

----- L'incipit del libro -----
Il pacchetto a vapore che faceva navetta postale da Palermo, il «Re d'Italia» - ma dai siciliani testardamente continuato a chiamare «Franceschiello» per un miscuglio di abitudine, luffarìa e omaggio al re borbone che aveva istituito il servizio - attraccò, spaccando il minuto, alle due del dopopranzo del capodanno del 1880, nel porto di Vigàta.

----- La mia recensione -----
"La femmina è lo scarso rimpiazzo di una buona minata".
Non ho visto l'omonimo film quindi il libro me lo sono "gustato" fino in fondo. Si parla di vendetta. Il famosissimo proverbio dice che "la vendetta è un piatto che va servito freddo"... e così è per questo bel romanzo di Andrea Camilleri. La stagione della caccia è un giallo storico (siamo nella Sicilia di fine '800) decisamente "sui generis": piacevole ed ironico (si ride proprio dei morti, e delle loro morti, che incontreremo strada facendo nella lettura).
La particolarità di questo romanzo breve è il suo essere corale: siamo in una Vigata, la futura location delle indagini di Montalbano, piena zeppa di tanti personaggi (uno più simpatico dell'altro... anche quelli un po' antipatici!), con Alfonso "Fofò" La Matina che assurge a personaggio principale solo nel finale.
Una sola cosa mi ha lasciato un po' perplesso (e per questo ho tolto una "stella" dal mio voto): sul finire della storia, che bisogno c'era di introdurre un nuovo personaggio, l'ufficiale di polizia appena trasferito a Vigata, quando in paese c'era già il delegato Portera, peraltro già vicinissimo alla soluzione del giallo?
- Voto: (4 su 5)

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