lunedì 15 marzo 2021

[Recensione] Il cane di terracotta

Il cane di terracotta
di: Andrea Camilleri

Formato: copertina flessibile
Pagine: 288
Editore: Sellerio Editore Palermo; 22 edizione (18 aprile 1996)
ISBN-13: 978-8838912269
Data di acquisto: 2 ottobre 2020
Letto dal 5 al 15 marzo 2021

----- Sinossi -----
Ritorna l'investigatore Montalbano: nel corso di un'inchiesta su di un traffico d'armi, ispezionando una caverna che funge da deposito di ordigni, Montalbano scopre un passaggio che conduce a un'altra grotta, e qui trova due cadaveri: un ragazzo e una ragazza uccisi cinquant'anni prima. Obbedendo all'istinto prepotente che lo spinge a ricercare una verità sbiadita e forse ormai inafferrabile, il commissario Montalbano inizia un'indagine improbabile, che cerca di ricostruire vicende apparentemente non destinate ad approdare in un'aula di tribunale...

----- L'incipit del libro -----
A stimare da come l'alba stava appresentandosi, la iurnata s'annunziava certamente smèusa, fatta cioè ora di botte di sole incaniato, ora di gelidi stizzichii di pioggia, il tutto condito da alzate improvvise di vento. Una di quelle iurnate in cui chi è soggetto al brusco cangiamento di tempo, e nel sangue e nel ciriveddro lo patisce, capace che si mette a svariare continuamente di opinione e di direzione, come fanno quei pezzi di lattone, tagliati a forma di bannèra o di gallo, che sui tetti ruotano in ogni senso ad ogni minima passata di vento.
Il commissario Salvo Montalbano apparteneva da sempre a quest'infelice categoria umana e la cosa gli era stata trasmessa per parte di matre, che era cagionevole assai e spesso si serrava nella càmmara di letto, allo scuro, per il malo di testa e allora non bisognava fare rumorata casa casa, camminare a pedi lèggio. Suo patre invece, timpesta o bonazza, sempre la stessa salute manteneva, sempre del medesimo intìfico pinsèro se ne restava, pioggia o sole che fosse.
Magari questa volta il commissario non smentì la natura della sua nascita: aveva appena fermato l'auto al decimo chilometro della provinciale Vigàta-Fela, come gli era stato detto di fare, che subito gli venne gana di rimettere in moto e tornarsene in paese, mandando a patrasso l'operazione. Arriniscì a controllarsi, accostò meglio la macchina al ciglio della strata, raprì il cassetto del cruscotto per pigliari la pistola che abitualmente non portava addosso. Però la mano gli restò a mezz'aria: immobile, affatato, continuò a taliare l'arma.

----- La mia (brevissima) recensione -----
"E, di colpo, si sentì un quaquaraquà, un uomo da niente, capace di nessun rispetto. Nella matinata, sorprendendo i due picciotti che facevano all'amore, aveva profanato la vita; adesso, davanti ai due corpi che per sempre avrebbero dovuto restare ignorati nel loro abbraccio, aveva profanato la morte".
Un libro che merita di esser letto e che io, da sempre, considero uno dei più belli (se non il più bello) della serie sul Commissario Montalbano. In questo romanzo, il secondo della serie, oltre che veder completato il profilo del commissario (completamente diverso dal personaggio interpretato in TV da Luca Zingaretti), assisteremo anche ad un bel giallo sull'Amore (quel sentimento con la A maiuscola).
A lungo andare, e non lo dico solo io, nei romanzi su Montalbano lo schema tende un po' a ripetersi abbastanza pigramente; i primi, invece, li leggi con estremo piacere perché ti imbatti in personaggi molto ben delineati, ognuno con le sue peculiarità... ognuno con i suoi pregi ed i suoi difetti.
- Voto: ⭐⭐⭐⭐⭐ (5 su 5)

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