mercoledì 5 maggio 2021

[Recensione] L'ultimo giorno di un condannato a morte

L'ultimo giorno di un condannato a morte
di: Victor Hugo

Formato: copertina rigida
Pagine: 128
Editore: Newton Compton Editori (17 aprile 2014)
ISBN-13: 978-8854166363
Data di acquisto: regalo di Natale 2020
Letto dal 29 aprile al 4 maggio 2021

----- Sinossi -----
L'angosciosa e dolorosissima attesa di un uomo che sta per essere privato del suo unico bene, della sua stessa vita, si consuma lenta e inesorabile, al ritmo ossessivo, martellante degli ultimi penosissimi pensieri e dei deliranti fantasmi di una mente incredula e atterrita. È con questa sorta di lucidissima e appassionata perorazione letteraria a favore dell'abolizione della pena di morte, pubblicata nell'ultimo anno della monarchia dei Borbone, che Victor Hugo, all'età di ventisette anni, prese posizione in difesa dei diritti inalienabili dell'uomo e innanzitutto di quello alla vita. La sua vocazione letteraria nasce e si costruisce infatti quotidianamente proprio in quel luogo vivo, presente, tangibilissimo che è la realtà circostante. Introduzione di Arnaldo Colasanti.

----- L'incipit del libro -----
Bicêtre*
Condannato a morte!
Sono cinque settimane che convivo con questo pensiero, sempre solo con esso, sempre agghiacciato dalla sua presenza, sempre curvo sotto il suo peso!
Un tempo, poiché mi sembra che siano anni piuttosto che settimane, ero un uomo come un altro. Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto aveva la sua idea. La mia mente, giovane e ricca, era piena di fantasie. Si divertiva a farle scorrere una dopo l'altra, senza ordine e senza fine, ricamando di inesauribili arabeschi questa grezza ed esile stoffa della vita. Erano ragazze, splendidi piviali di vescovo, battaglie vinte, teatri pieni di brusio e di luce, e poi ancora ragazze e oscure passeggiate notturne sotto le vaste braccia degli ippocastani. Era sempre festa nella mia immaginazione. Potevo pensare a ciò che volevo, ero libero.
Ora sono prigioniero. Il mio corpo è in ceppi in una cella, la mia mente è prigioniera in un'idea. Un'orribile, una sanguinosa, un'implacabile idea! Non ho ormai che un pensiero, una convinzione, una certezza: condannato a morte!
*Località del dipartimento della Senna, celebre per l'imponente ospizio per vecchi e alienati. Bicêtre è entrata nel linguaggio comune francese come sinonimo di follia. Così, di qualcuno che compia un atto insensato o stravagante, si dice che è scappato da Bicêtre.

----- La mia (brevissima) recensione -----
Un piccolo libricino, drammatico ed emozionante allo stesso tempo, nonché un caposaldo del pensiero illuminista, che ha la capacità di farti vivere e sentire tutto quello che sta passando il il protagonista... e fa riflettere molto! Il miglior manifesto contro la pena di morte.
- Voto: ⭐⭐⭐⭐ (4 su 5)

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