giovedì 24 giugno 2021

[Recensione] L'uomo del bosco

L'uomo del bosco
di: Mirko Zilahy

Formato: copertina rigida
Pagine: 384
Editore: Longanesi (6 maggio 2021)
ISBN-13‏: ‎ 978-8830446922
Data di acquisto: 6 maggio 2021
Letto dall'8 al 24 giugno 2021

----- Sinossi -----
Il professor John Glynn, scienziato di fama mondiale, è al lavoro su una speciale sonda geofonica, SismoTime, che ascoltando la voce del nostro pianeta (i movimenti nelle profondità della crosta terrestre) sarà in grado di prevedere ogni tipo di terremoto con grande anticipo salvando milioni di vite umane. Nel momento in cui presenta la sua invenzione alla stampa, John Glynn è una stella del firmamento accademico, ma nessuno sa che la causa scatenante di quella ascesa straordinaria ha una precisa data di nascita: il 19/04/1990, quando, poco prima dell'alba, suo padre Liam Glynn, il grande eretico delle scienze geologiche degli anni '80, scompare nell'esplosione di una miniera in Belgio insieme alla sua squadra di estrattori. Da quel tragico giorno sono trascorsi trent'anni e per John la memoria di quel tempo si è polverizzata in un oblio nebuloso. Almeno finché la sua famiglia non si trasferisce nella casa che affaccia sulla fiabesca Civita di Bagnoregio, la città che muore. Da quel momento una serie di eventi straordinari (la scomparsa di una sonda nei boschi di Civita, l'apparizione di un poliziotto con una VHS appartenuta a suo padre, gli sms che riceve da vecchi compagni di scuola e quella voce che abita i suoi incubi, notte dopo notte), sconvolge la vita perfetta del professore. Come se con un gesto magico avesse spalancato un abisso da cui affiorano pezzi di un mosaico spaventoso, John si ritroverà a fare i conti con un passato sepolto sotto gli strati di un peccato originale antico quanto è antico il mondo. Perché nel bosco dell'infanzia si nasconde il segreto più spaventoso. È lì che ci aspetta. Ed è lì che lo ritroveremo...

----- L'incipit del libro -----
I cinque arrivarono con la prima luce del giorno. Si tenevano per mano, formando una piccola catena umana. Gli occhi umidi di lacrime e nebbia.
Aveva nevicato tutta la notte e faceva ancora buio quando erano scivolati fuori casa. Lo avevano cercato per ore nel bosco, tra i rovi di more, nell'acquitrino a est, fra le baracche straripanti di corvi e di gabbiani. Avevano controllato nel rifugio sulle sponde del canale. E tra le acque. Avevano strillato il suo nome senza ottenere risposta. Poi erano usciti dalla boscaglia, sotto il manto di un cielo cobalto. Sul terreno innevato una grata copriva il pozzo di aerazione dell’impianto. Il buco si spalancava sul cuore palpitante della terra da cui emergeva una coltre di fumi e di vapori, simile a un sospiro spettrale.
Non dovevano spingersi fin lì, ma non c’era rimasto altro luogo. Severe come le parche, tre ciminiere d'acciaio li scrutavano sfidando i cirri più bassi. Sopra la boscaglia, un nugulo di storni gridò e un sussurro s'arrampicò dal centro dell'inferno, oltrepassò la griglia e dissolse la nuvola. In quell'istante, tenendosi per mano come una sola creatura, i bambini chinarono lo sguardo sopra la vertigine del pozzo. E la riconobbero: in mezzo a quella specie di graticola c'era una scarpa gialla.

----- La mia (brevissima) recensione -----
"Quanti errori commette il cervello, quante imprecisioni registra, quante variazioni subiscono i ricordi nel corso del tempo? La memoria è capace di modificare persino la struttura del cervello come un bambino capriccioso con una grossa palla di pongo".
L'uomo del bosco, il primo romanzo di Mirko Zilahy post trilogia di Enrico Mancini, già dalle prime battute cattura subito la tua attenzione: un gruppo di bambini impauriti che si tengono per mano, una grata su un pozzo, una scarpina abbandonata... e l'immancabile macchia di sangue sulla neve! Da qui in poi, in un continuo avanti ed indietro nel tempo, verremo catapultati sia in una favola senza lieto fine e, soprattutto, in un'incredibile indagine dall'esito non scontato. Anzi, sarà un vero e proprio pugno nell'occhio delle nostre certezze.
Enrico Mancini, il protagonista dei primi tre romanzi dello scrittore romano (e in questo romanzo, quasi a rendergli omaggio, verrà brevemente nominato), ha ceduto il passo a due nuovi protagonisti (il geologo John Glynn ed il commissario Rico Trivelli), diversissimi tra loro ma entrambi determinati a far bene il proprio lavoro: il primo scava la terra per studiare i terremoti (ma, paradossalmente, ha la memoria piena di troppe macerie), il secondo scava "dentro" la psiche umana. I due uomini si incontreranno in un epico e per nulla scontato finale. Menzione speciale, infine, per le donne del romanzo: tra i tanti nodi da sciogliere e tra i tanti misteri della trama (tra i quali: uno nei cieli, uno nella profondità della terra ed uno, il più insondabile, nel cuore dell'essere umano) loro sono le uniche certezze ed i punti fermi su cui un po' tutti faranno affidamento.
- Voto: ⭐⭐⭐⭐⭐ (5 su 5)

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Le mie recensioni dei precedenti libri di Mirko Zilahy:
- 27 maggio 2018: Così crudele è la fine
- 27 aprile 2017: La forma del buio
- 12 aprile 2016: È così che si uccide

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